Finire con musica

Sulla scorta dello specialone di Vulture sull’arte di finire le cose, ho pensato di buttare giù un elenchino dei miei finali con musica prediletti, in ordine puramente cronologico. 1 1970, Michelangelo Antonioni (Zabriskie Point)/Pink Floyd (Come in Number 51, Your Time is Up) 2 1979, Werner Herzog (Nosferatu, Phantom der Nacht)/Charles Gounod (Sanctus dalla Messe … More Finire con musica

Chiuse ad apertura laterale

Amo i finali ad apertura laterale. Quelli cioè che non concludono sui protagonisti, sulla linea principale della storia, ma sfociano lateralmente – riprendendo un personaggio secondario, introducendone uno nuovo, staccando su un’altra dimensione spazio-temporale. Quindi, non chiudendo una porta ma spalancando nuove prospettive. Qui, qui e qui alcuni dei miei esempi preferiti.* Dobbiamo scriverne uno … More Chiuse ad apertura laterale

Al cinema

Altri, più intelligenti di me, saranno attratti dai giochi dell’intelligenza. Per quanto mi riguarda, alla fine, quello che rimane sono quei momenti di quieta rivelazione di qualcosa che giace ai confini dell’indicibile, dell’irrappresentabile. Gli esempi di pensiero percettivo cui torno, mi accorgo, sono ogni volta gli stessi. Abbacinanti epifanie da ricercare sullo sfondo come i … More Al cinema

Una S per cognome

Devo alla meritoria segnalazione de iMdM se vengo a sapere della dipartita di Bruno S.. Per chi come me è cresciuto a pane ed Herzog, la lacrimuccia scatta automatica. L’attonito confrontarsi di Bruno/Kaspar Hauser e Bruno/Stroszek col mondo, l’impossibile verginità di sguardo sognata attraverso di lui da Herzog hanno segnato la crescita del mio, di … More Una S per cognome

Cambio

A un certo punto nel film sonnambolico per eccellenza, Huttenbesitzer (Stefan Güttler) se ne esce con un È il caos degli astri che mi dà l’emicrania Da buon cinefilo e militante herzoghiano, lo scrissi in una cartolina da qualche Lido settembrino in mezzo agli Anni 90 a un caro e compianto amico. Quando lo rividi, … More Cambio

Burnout

Questi giorni mi sento un po’ in burnout. Diciamo come lui. Sarà che dopo che uno si è perso nel bianco, è difficile tornare alla realtà. Sarà che essere lasciati a piedi due volte in tre giorni dalla macchina non è bello. (Soprattutto se la seconda volta ti devi fare a piedi Labico-Artena, e non … More Burnout