The Dead Don’t Die di Jim Jarmusch – considerazioni sparse e cialtrone

Premessa necessaria: allora, lunedì mi sono sottoposta a un intervento, nella fattispecie mi hanno tolto un quarto di conglomerato linfonodale (linfonodi reattivi, nel caso). I restanti tre quarti li avevano tolti un mese fa¹. Ci sarebbe tutta una storia da scrivere sopra questa esperienza, forse ne trarrò un romanzo, forse una serie che polverizzerà gli ascolti di Grey’s Anatomy, o forse mi limiterò a tediare a morte quelli che avranno la bella pensata di chiedermi come sto². Però non ho voglia di scriverla qui.

Parte principale del post: volevo solo dire che la domenica precedente, cioè appena dodici ore prima, siamo stati – Ale, il nostro amico che si firma Spiderman e io – a vedere l’ultimo film di Jim Jarmusch. [su mio preciso impulso, se esce un Jarmusch non riesco mai a sottrarmi, Nota di Ale] Allora, Jarmusch è un regista particolare, di quelli che conoscono in pochi, almeno dalle mie parti borgatare – non parlo certo dei fighetti cinefili amici di Ale. [ecco, mi pare una precisazione essenziale, visto che stiamo parlando di uno dei registi di maggior culto degli ultimi 40 anni, un vero e proprio padrino del cinema indie statunitense, NdA] Non così pochi come Malick, che ti trasforma Pocahontas nel più lungo documentario naturalista del secolo, [sarebbe The New World, capolavoro assolatissimo, NdA] ma appena un po’ meno di Michael Mann. Ecco, diciamo che Jarmusch sta da qualche parte lì in mezzo tra Malick e Mann. [Uhm, NdA] Non so quanto gli farebbe piacere, questa cosa, comunque³. Il motivo per cui Jarmusch non incontra molto i gusti del pubblico [diciamo grosso pubblico, via, NdA] è che fa i film che cazzo gli pare (come Mann e Malick del resto) e soprattutto come cazzo gli pare. [oddio, a Mann gli piacerebbe, ma visti i chiari di luna al box office delle sue ultime uscite, fa sempre più fatica, NdA] Tipo uno dei miei preferiti, il penultimo Paterson: trama, ambientazione, attori, tutto congiura per farti credere che prima o poi il protagonista sequestra l’autobus di linea che guida e fa una strage. [oddio, interpretazione un’anticchia estrema, per quanto sia un film più inquietante di quel che sembri in superficie, NDA] Niente, non succede niente di tutto ciò. Oppure, parliamo dei due chicchissimi, malinconicissimi, bellissimi⁴ vampiri di Only Lovers Left Alive, che per la maggior parte del tempo tutto fanno tranne comportarsi da vampiri? [possiamo discuterne, ma che film fantastico, una vera e propria bandiera di bellezza, NdA] Ecco, Jarmusch fa questo. Tipo, un film su un killer in cui non ci si capisce letteralmente una mazza. [verissimo, ma adoro anche quello, modernismo duro e puro fuori dal tempo, NdA] Allora un giorno si sveglia e decide, boom! faccio un film di zombie. [cioè, a lui gli zombie manco gli piacciono, glie l’ha suggerito proprio Tilda Swinton sul set di OLLA, NdA] Così chiama Bill Murray, che notoriamente è il protagonista perfetto per un film di zombie, e gli affianca Paterson. [non dimenticherei la come sempre deliziosa Chloë Sevigny, NdA] E siccome i suoi (comunque sempre elegantissimi) film non sono mai quello che sembrano, io – che odio gli zombie, non li posso vede’, li schifo più del faccione di Berlu – quando Ale mi fa la proposta penso, perché no? In più c’è pure il messaggio ecologista, Jarmusch non gliele manda a dire a quei coglioni fanatici del fracking. Bravo Jim, sono con te. Invece vaffanculo, no! Cioè, no, è proprio un film di zombie vero. Non vi dico come finisce perché a me non frega niente ma so di gente che ha bisogno dell’unità di rianimazione intensiva se solo vede mezzo spoileretto, però posso tranquillamente dire che questo è proprio un cazzo di film di zombie, e infatti appena arriva Iggy Pop mi sono letteralmente ghiacciata sul sedile (eravamo al Tibur, magari con l’aria condizionata ci sono ancora le stalattiti che ho lasciato a fine proiezione, se volete andare a controllare). Il fatto che il primo zombie sia Iggy Pop mi conferma che Jarmusch ha sempre il suo senso dell’umorismo del cazzo, comunque. [è quello che ci piace di lui, quello humour sempre attonito, sospeso, e quella nonchalance nei giochi metacinematografici, e quell’attitudine pop e profonda senza compromessi, NdA]

Non è tanto che il film è un fottuto film di fottutissimi zombie, del resto rientra nell’assunto (cioè che con Jarmusch non puoi mai essere sicuro di niente), quanto il fatto che poche ore dopo mi hanno sedata, mi hanno aperto il collo per togliermi quei cazzo di linfonodi, e a un certo punto mi hanno pure intubata perché ricordo⁵ che non riuscivo più a respirare, e volevo pure dirglielo, oh, guardate che mi state perdendo, eh. E tutto questo mi ha lasciato degli strascichi, so che me li tirerò dietro ancora a lungo, non avrei fatto questo post altrimenti: ho pensato tutto il tempo agli zombie di Jarmusch.

Mi è pure venuto in mente che gli zombie sono uno dei quattro archetipi dell’horror (non morti, licantropi, la Cosa senza nome e i fantasmi, secondo la divisione del vecchio zio Stephen⁶). I non morti, per la precisione. Ce ne sono di diversi tipi, ma i più famosi sono appunto due: vampiri e zombie. Il vampiro è un aristocratico, uno distinto e pulito, sull’odore non garantiamo ma non va in giro coi pezzi frollati, è generalmente un buon affabulatore, a volte riesce perfino ad ammazzarti di chiacchiera prima di passare all’azione⁷. Ho sempre pensato che un vampiro (anche se ci ho scritto pure un romanzo, a me i vampiri non sono simpatici, sono del partito Più-paletti-di-frassino-ci-sono-meglio-è, ma senza odio) potrebbe essere ben rappresentato, boh, da uno a caso, il solito Berlusca con qualche decennio di meno, per esempio. Lo zombie invece… beh, lo zombie l’ho sempre odiato. Zozzo, puzzolente, idiota, protervamente diretto verso una e una sola cosa, lo zombie non è un intellettuale, un nobile, ma nemmeno un onesto lavoratore, è ignoranza crassa allo stato puro. Direi che rappresenta perfettamente uno che sta al governo ora, quello lì, il CapitAno, che dite?

Conclusione e morale della favola: alla fin fine, io non so cosa possiamo fare per contrastare questa situazione che definire politica è un’offesa alla politica stessa, non so come si salva il mondo dall’autodistruzione e come si battono gli zombie. Il problema è che gli zombie spuntano fuori sempre, a intervalli regolari, e non è che hai sempre a disposizione una eterea scozzese armata di katana che ti aiuti. Si può solo tentare di fare del nostro meglio finché ne abbiamo le forze. E poi?

Io speravo di fare tutt’altro incontro in quel limbo dell’incoscienza farmacologica, tipo due chiacchiere con Camilleri no? Un Maestro (anche se lui odia essere definito così… come tutti i Maestri, del resto), ma anche un gentile signore che ha sempre cose illuminanti da dire, ma evidentemente sarebbe stato troppo consolatorio. No, mi sono toccati gli zombie della profonda provincia USA che votano pure Trump. Grazie Jarmusch. Non so più se ti voglio ancora bene come prima. Scusa, eh?

Voto (al film): in ogni caso 7,5, per il messaggio eco, la parabola sui diversi e Tilda (oh, Tilda…). Quanto agli zombie: Bleah!

Note:

¹ Prima che me lo chiediate: no, non lo so perché mi hanno fatto il lavoro a rate. Perché era in un punto particolare ed era scomodo. Ma, cari chirurghi, se tanto immaginavate già di dovermelo togliere tutto, non vi risparmiavate la fatica, a voi e a me pure? No, non rispondete, era una domanda retorica.

² Uomo avvisato, dice mia madre, mezzo salvato.

³ A tutti e tre, Jarmusch, Mann e Malick, che peraltro manco so se si conoscono. Comunque fanno film del tutto diversi l’uno dall’altro.

Tilda Swinton è bellissima, coso vabbe’, è un tipo. Piace. Mai capirò perché, cioè: in questo film è pure caruccio, ma lui è quello che fa Loki, e per me Loki sta bene solo in un modo: nella manaccia verde e rabbiosa di Hulk.

⁵ Solitamente l’anestesia è un buco nero, i ricordi finiscono nel mezzo di quello che stai dicendo (ti fanno sempre chiacchierare, mentre stai lì stesa sul lettino e ti preparano) e ricominciano poco dopo nel mezzo di un delirio psicosomatico in cui blateri robe incomprensibili, o frigni, insomma, ti lagni in vario grado. Ma – è scritto sulla lista di effetti collaterali – puoi anche ricordare qualcosa. E di solito si tratta sempre di roba che era meglio non ricordare, appunto.

⁶ Una prima spolverata sull’horror, come fenomeno letterario, cinematografico, e sociale, la si può avere leggendo Danse Macabre – ora c’è pure la nuova traduzione di Giovanni Arduino rimpolpata di parti inedite, oh! [l’ho letto pure io, che non sono esattamente un kinghiano: vale la pena, anche se sul cinema, come la maggior parte degli scrittori, ogni tanto ne spara di cazzate, NdA]

⁷ Intendo dire il Nosferatu di Herzog. Da farci la schiuma. Te prego dissanguame, ma basta co’ sta filosofia. [altro capolavoro assolatissimo, NdA]

 

 


2 risposte a "The Dead Don’t Die di Jim Jarmusch – considerazioni sparse e cialtrone"

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