Ex Libris 341 (o della stupidità della specie più “intelligente” del pianeta)

Quando cerchiamo l’«intelligenza» in altre specie, spesso commettiamo l’errore di Protagora, di credere cioè che l’uomo sia la misura di tutte le cose. Poiché noi siamo umani, tendiamo a studiare un’intelligenza di tipo umano in creature che umane non sono. Sono intelligenti come lo siamo noi? No. E, quindi, abbiamo vinto! E noi, siamo intelligenti come lo sono loro? Non ce ne importa nulla. Pretendiamo che gli altri stiano al nostro gioco – ma non vogliamo stare al loro.

Quello che gli altri animali devono imparare, i problemi che devono risolvere, e il modo in cui devono risolverli, varia enormemente. Un essere umano deve fabbricare una lancia; partendo dal suo nido e attraversando l’oceano aperto, un albatro deve coprire quasi seimilacinquecento chilometri per procurarsi del cibo e poi per tornare su un’isola che ha un diametro di meno di un chilometro, dove trovare il suo pulcino in mezzo ad altre migliaia. È probabile che un delfino, un capodoglio o un pipistrello ci compatiscano per come fissiamo ottusamente il buio della notte, mentre il loro cervello «immagina» virtualmente a grandissima velocità un mondo sonico ad alta definizione, consentendo loro – nell’oscurità – di cacciare, identificare gli altri, e catturare prede in rapido movimento. Probabilmente, agli animali, sembriamo privi di abilità essenziali, proprio come a noi loro sembrano incapacitati dalla mancanza di linguaggio – benché in realtà siano estremamente capaci, in modi a noi preclusi. Molte creature ci battono nettamente per quanto riguarda vista, udito, olfatto, tempi di reazione, capacità di immersione, volo ed ecolocalizzazione, come pure per abilità migratorie e destrezza nel trovare la via di casa (anche sott’acqua). Molti sono super-cacciatori. Atleti estremi. (Se si escludono gli struzzi, gli esseri umani sono i migliori nella corsa bipede). Cervelli diversi enfatizzano abilità diverse, consentendo a esseri viventi diversi di eccellere nello sfruttamento di circostanze pure diverse. Qui troviamo lo spazio e il motivo per un apprezzamento rispettoso, per una condivisione del mondo.


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