Ex Libris 328 (buchi)

Persecutore

– Bruno, quel tipo e tutti gli altri tipi di Camarillo erano convinti. Di che cosa, vuoi sapere? Non lo so, te lo giuro, ma erano convinti. Di quello che erano loro, suppongo, di quello che valevano, del loro diploma. No, non è proprio così. Alcuni erano modesti e non si reputavano infallibili. Ma persino il più modesto si sentiva sicuro. Ed era proprio quello che mi imbestialiva, Bruno, che si sentissero sicuri. Sicuri di che, dimmelo un poco, quando io, un povero diavolo con più accidenti del demonio sotto la pelle, avevo sufficiente coscienza per rendermi conto che tutto era come una gelatina, che tutto tremava attorno, che bastava solo osservarsi un poco, sentirsi un poco, tacere un poco, per scoprire buchi. Sulla porta, nel letto: buchi. Nella mano, nel giornale, nel tempo, nell’aria: tutto pieno di buchi, tutto una spugna, tutto come un colabrodo che scolandosi da sé… Ma loro erano la scienza americana, capisci, Bruno? Il camice li proteggeva dai buchi; non vedevano nulla, accettavano quello che gli altri avevano visto, s’immaginavano di star vedendo. E naturalmente non potevano vedere i buchi, ed erano perfettamente sicuri di se stessi, arciconvinti delle loro ricette, delle loro siringhe, della loro maledetta psicanalisi, dei loro non fumi e non beva… Ah, il giorno che potei farmi trasferire, salire in treno, guardare dal finestrino come tutto se ne andava all’indietro, si frantumava, non so se hai visto come il paesaggio si va facendo a pezzi quando lo guardi allontanarsi…


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