Della pigrizia

Alzi la mano chi non ha almeno un amico o un’amica pigra. Che se lo dicono da soli, eh? “Io sono pigro di qua, io sono pigra di là.”

Ne ho sentiti diversi, di questi amici, fare la fatidica confessione, e anzi portarla su altri livelli: “Altro che pigro, signori miei, nessuno è pigro come me, sono campione rionale anzi quasi mondiale di pigrizia”. Ma come: i pigri doc, mica si mettono a fare classifiche, gli viene il mal di testa al solo pensiero. Sono invece come Lucio Battisti, che quando vide Zucchero in concerto, tutto sudato, concitato, scarmigliato, se ne uscì più o meno: “Oh, ma chi glie lo fa fare di agitarsi così, sai che fatica…”

Ultimamente questa storia della pigrizia l’ha tirata fuori una cara amica. Una che si sveglia presto, tutte le sante mattine; che ha una partita iva e lavora da casa; oltre al suo lavoro autonomo massacrato dalle tasse e sempre sull’orlo della vacanza saltata collabora con diverse riviste, oltre a redigere un seguitissimo blog; fa consulenze, corsi, incontri; si prepara il pane e lo yogurt e non ho idea di quanto altro da sola; coltiva orti e scrive di orti, di autoproduzione, di downshifting, e ora ha anche trovato il tempo di autoprodursi un ennesimo libro (come il selfpublishing ma senza amazon a tener la baracca sul groppone). E questa sarebbe per caso una persona pigra?

Ma io manco mi ci metto, a competere. Troppo sbattimento, non scherziamo.

(Una persona davvero pigra la riconosci perché parte che vorrebbe fare un post pensoso, corposo, filosofico sulla pigrizia, e finisce per scrivere una roba tipo quella qui sopra.)


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