Ex Libris 316 (oltre il cinema 1)

Note

Regista o director. Non si tratta di dirigere qualcuno, ma di dirigere se stessi.

Di due morti e tre nascite.
Il mio film nasce una prima volta nella testa, muore sulla carta; è risuscitato dalle persone vive e dagli oggetti reali di cui mi servo, i quali vengono uccisi sulla pellicola ma, posti in un certo ordine e proiettati sullo schermo, si rianimano come fiori nell’acqua.

Creare non significa deformare o inventare persone e cose. Vuol dire stringere fra persone e cose che esistono, così come esistono, rapporti nuovi.

La tua immaginazione miri meno agli eventi che ai sentimenti, anche se questi ultimi li vorrai il più possibile documentari.

Girare vuol dire andare a un incontro. Niente nell’inatteso che non sia atteso segretamente da te.

Scava sul posto. Non scivolare altrove. Doppio, triplo fondo delle cose.

Sii certo di aver esaurito tutto quel che si comunica attraverso l’immobilità e il silenzio.

Il vincolo impercettibile che congiunge le tue immagini più lontane e più indifferenti è la tua visione.

Le idee, nasconderle, ma in modo che si trovino. La più importante sarà la più nascosta.

Immagini e suoni come gente che fa conoscenza per la strada e non si può più separare.

Niente di troppo, niente che manchi.

Gli scambi che si producono fra immagini e immagini, fra suoni e suoni, fra immagini e suoni, conferiscono alle persone e agli oggetti del tuo film la loro vita cinematografica, e, per un sottile fenomeno, unificano la tua composizione.

Barbarie ingenua del doppiaggio.
Voci senza realtà, non conformi ai movimenti delle labbra. A contro-ritmo dei polmoni e del cuore. Che “hanno sbagliato bocca”.

Scava la tua sensazione. Guarda che cosa c’è dentro. Non analizzarla con parole. Traducila in immagini sorelle, in suoni equivalenti. Più è netta, più si afferma il tuo stile (Stile: tutto quello che non è la tecnica).

Alle tattiche di velocità, di rumore, opporre tattiche di lentezza, di silenzio.

Tutto fugge e si disperde. Continuamente ricondurre tutto a uno.

Cambiare continuamente obbiettivo fotografico è come cambiare continuamente occhiali.

IN QUESTA LINGUE DELLE IMMAGINI, BISOGNA PERDERE COMPLETAMENTE LA NOZIONE DI IMMAGINE, CHE LE IMMAGINI ESCLUDANO L’IDEA DI IMMAGINE.

Il tuo film non è compiuto. Si va facendo man mano sotto lo sguardo. Immagini e suoni in stato di attesa e di riservatezza.

Farai con gli esseri e le cose della natura – mondati di ogni arte e in particolare dell’arte drammatica, – un’arte.

TRADURRE il vento invisibile nell’acqua che scolpisce passando.

L’occhio (in genere) superficiale, l’orecchio profondo e inventivo. Il fischio di una locomotiva imprime in noi la visione di una intera stazione.

Fai apparire quello che senza di te forse non sarebbe mai stato visto.

Quando non sai quel che fai e quel che fai è il meglio, quella è l’ispirazione.

 


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