Consigli di lettura a luci rosse, astenersi animi impressionabili

Oggi voglio consigliarvi un libro, Organi sessuali, evoluzione e biodiversità di Menno Schilthuizen. Si tratta di un testo che esamina una parte della biologia storicamente trascurata che solo negli ultimi tempi sta avendo attenzione. Cosa perlomeno bizzarra, non tener conto di una parte direi fondamentale del tuo campo di studi: pensiamo solo che per stabilire quale sia la specie di parecchi coleotteri indistinguibili uno dall’altro bisogna esaminarne gli organi sessuali – che sono sempre diversi. Anche se non è che saltino sempre subito all’occhio (beh, quello di un elefante salta sì, all’occhio, direi… ma sfido chiunque a identificare uno scarafaggio dal pisello a occhio nudo) l’evoluzione lì sotto si è divertita, e direi parecchio.

Tutti ormai sappiamo come funziona per i gatti. Il maschio ha il pene coperto di spine rivolte dalla punta alla base, che quando (dopo l’atto) viene estratto, provoca dolore graffiando le pareti della vagina, ed è *questo* che provoca l’ovulazione e successiva fecondazione degli ovuli.

Non tutti sanno che nascere gatta probabilmente non è il destino peggiore da questo punto di vista. Per esempio potreste nascere cimice dei letti, che è molto peggio, dato che le povere cimicette non hanno un utero, e i cimiciacci le infilzano a casaccio sull’addome. Questa brutta cosa dello sforacchiare la pancia della compagna lo fanno anche alcuni ragni, ma non è la metodologia più bislacca (o macabra) di accoppiarsi dei ragni. Al di là delle femmine che si pappano il marito (non sono poi così tante, nonostante facciano notizia) ci sono anche i mariti che muoiono di fatica e praticamente, ehm, restano attaccati alla femmina. Nei ragni funziona così: non hanno un vero e proprio pene, ma le due zampe anteriori si sono trasformate in modo da diventare pedipalpi, un organo cavo che il ragno riempie di sperma e poi infila nella compagna. Una specie di ragno lo fa senza problemi, ma prima di ritrarsi, ahimé, muore. La femmina se ne va così a spasso per qualche tempo col compagno defunto penzolante tra le gambe, finché si stufa e lo stacca. Così è la vita.

E che dire delle anatre? Si sono impegnate in una bella gara evoluzionistica a chi ce l’ha più lungo e tortuoso, e non solo, hanno anche sviluppato un certo gusto nell’obbligare le femmine* a soddisfare le loro voglie. In questo caso però le anatre hanno un’arma nascosta niente male: la patonza richiudibile, lunga magari non come le sciustone dei compagni, ma ugualmente tortuosa, però in senso inverso, così che se una lei non gradisce il lui del momento, zac, chiude tutto.
Sulle anatre poi ci sono degli aneddoti bellissimi, tipo gli anatri da cortile che spesso non hanno (più) il pene, perché le femmine dopo, a vedere questo robo attorcigliato pensano subito a uno spuntino post coito e si servono. Vabbe’, poco male, anche senza pisello gli anatri funzionano lo stesso (imparate, maschietti).
Le lumache e le chiocciole poi, sono le mie preferite! Che siano ermafrodite, lo sanno anche i bimbi ormai: hanno sia pene che vagina. Ma in alcune specie succede che una delle due riesca a mordere e mangiarsi il pene dell’altra, che dopo l’operazione resta tecnicamente femmina! Wow! Ah, dimenticavo: le lumache preferiscono fare la parte del maschio, invariabilmente (quindi gli evirati se la prendono in quel posto e gli tocca abbozzare).
Questo libro l’ho preso in prestito tramite il MLOL, ma penso che prima o poi me lo compro cartaceo. Se vi ho suscitato curiosità ci sono delle copie usate su Libraccio, quindi non avete proprio scuse!

* E non di rado anche gli altri maschi: Schilthuizen riporta l’aneddoto di un maschio particolarmente infoiato che per un bel po’ si è divertito a sodomizzare un poveraccio conspecifico. Ehm, morto. Oltre che gay pure necrofili, eh eh, alla faccia del contronatura di stampo Adinolfi/Miriano. Coff coff, scusate.


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