Spelacchio. L’insostenibile esistenza del Picea abies

Tutti si saranno accorti dell’esistenza di Spelacchio, ormai. I meme “divertenti” (tra virgolette, capirete poi il motivo) su di lui, sulle sue condizioni e sulla sua dipartita, le battutine di spirito, gli status ironici, tutto all’insegna della risata. Un altro chiodo sulla bara dell’amministrazione Raggi, per usare una metafora molto in voga tra gli scienziati. E comunque c’è ancora chi difende a spada tratta l’operato della sindaca. Tempo fa per esempio, a risposta di una cosa che scrivevo sotto il post di un’amica (qualcosa del tipo “ma non sa fare nemmeno l’albero di natale!” che dai… mi pare evidente sia una cosa molto più light e scherzosa di quanto è stato detto su Raggi e il suo operato finora…) un grillino piccato è venuto a postarmi questo collage, commentando con qualcosa tipo “stai muta”.

Ora, a parte che io non ho mai detto che Spelacchio è brutto. Chiariamo preliminarmente un paio di cose, se mai ce ne fosse bisogno (come se non lo vada ripetendo continuamente da quando frequento l’internet): 1) Un albero è un essere vivente, può essere più o meno maestoso, più o meno rigoglioso, ma è sempre bello; 2) Palle di natale e lucine! Yeah! Adoro le robe sberluccicose del natale, cavolo, quest’anno ho tirato fuori l’albero a novembre, con la scusa di Giordano. Lucine di natale e palle! Doppio yeah.

Detto questo, lasciatemi dire: palle e lucine non possono compensare il fatto che i rami di Spelacchio siano nudi.

Secondo chiarimento: A me Alemanno fa schifo, faceva schifo come sindaco e l’ho detto e ripetuto tutti i giorni dal primo all’ultimo giorno del suo mandato. Eppure preferisco, e lo ripeto in capslock: PREFERISCO* un albero di quel tipo a Spelacchio. Lasciamo perdere Marino, che non è fatto peggio di quello “firmato” Raggi del 2016.

Tutti quelli che si stupiscono della morte di Spelacchio mi sembrano un po’ caduti dal pero. Ma cosa pensavate che facessero, degli abeti alti 30 metri, dopo un viaggio stressante dal mai troppo freddo nord al caldo umido di Roma? Dopo un mese di luci e calore giorno e notte? Davvero pensavate che gli alberi di natale fosse trasportati con radici e tutto? E anche se fosse, ma avete idea di cosa significhi trapiantare un albero di trenta metri? Io sarò una sempliciona qualunquista ignorante, ma lo so benissimo che se muoiono gli abeti di un metro e venti dell’ikea**, che ve li danno pure con tutte le radici,  figuriamoci un albero vecchio che ha un apparato radicale talmente esteso e complesso che sradicarlo equivarrebbe come tagliare le gambe a una persona. E senza anestesia. Comunque, se non me, ascoltate almeno un Paolo Pejrone, che di questi argomenti un minimo ci capisce.***

Che poi questi siano alberi già destinati al taglio dalle politiche forestali, come dicono i meglio informati**** è un altro discorso. Il fatto è che il peccio, Picea abies (che non è un abete, gli abeti veri sono più resistenti) non vive bene in Italia. Non vive bene nemmeno in Europa se è per questo, il suo posto di elezione è la Siberia. Se ci sono intere foreste di abeti in Europa lo dobbiamo ai nostri antenati, che ce li hanno portati per vari motivi. L’Europa, come dicevo qualche settimana fa, è la patria di faggi e querce. Detto ciò, ormai ci stanno, e comunque anche a me piacciono, e comunque… non è meglio lasciarli lì, invece che sbeffeggiarli in questo modo? Perché se di questo si tratta, del “tanto devono tagliarli”, sorge un’altra riflessione. Se morte deve essere, non può essere dignitosa? Ma che sto a scrive’… qui c’è gente che nega perfino il diritto agli altri animali, di vivere, perché “sono fatti per essere mangiati”. Figuriamoci un albero che non ha “sentimenti” né terminazioni nervose, per citare i grandi classici del pensiero antropocentrico. Tagliamolo pure e sottoponiamolo a una bardatura come questa. O più brutta, magari, come quella del 2016. E poi, via nel pellet. E per sovrapprezzo, prendiamolo per il culo sui social. Tanto non si offende o si suicida come quelle poveracce che riprendono nei momenti intimi per poi rovinar loro la vita.

Ecco. Magari lasciamo stare l’abete bianco e un po’ fascio di Alemanno, che quella striscetta tricolore me la sarei risparmiata. Su google, basta cercare, è pieno di alberi finti bellissimi. Che costano anche molto meno del povero Spelacchio del momento.***** Certo, anche quelli non sono a costo ambientale zero, ma si possono usare e riusare, e poi riciclare. Si potrebbe pensare ad alberi stilizzati, o virtuali, a operazioni di design, ad alberi di pura luce, si potrebbero fare un sacco di cose, sbrigliando a dovere la creatività.

E non mi venite a citare tradizione come ha fatto il fascista, perché se proprio vogliamo, la tradizione di addobbare un albero risale a prima del cristianesimo e ha precisi significati, non mi tirate in ballo la tradizione perché altrimenti potremmo tornare tranquillamente ai denti cavati con le pinze e allo schiavismo. Dopotutto si è fatto così per millenni, no?

* Alemanno no, infatti com’è, come non è, a suo dire non sapeva nulla dell’albero finto e lo ha subito fatto sostituire con “uno tradizionale”. Brutto fascistone.

** Oh, vabbe’, mo non mi ricordo se quelli dell’ikea sono proprio con la radice, mi pare di sì. Comunque alla coop ci sono con radice e istruzioni per tenerli in vita e magari trapiantarli in giardino dopo il 6 gennaio.

*** Sì, lo so, “Dagospia” è tremendo, ma ogni tanto utile, come qui: dovete scorrere un po’ per trovare l’articolo di Pejrone, se non l’avete già letto su “Repubblica”.

**** Più o meno.

***** C’è anche stato chi ha tirato fuori il solito discorso benaltrista: vi fanno parlare di Spelacchio per nascondere le altre magagne. Ecco, a parte che non è che uno può sempre parlare o scrivere di roba seria e preoccupante, ma quando leggo questi commenti o post, oh… a me viene da tirar su gli occhi.

 


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